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Sestieri
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La Storia
Programma

LA STORIA

Retaggio delle festività romane dedicate alla Federazione Latina, per tutto il Medioevo in Ventimiglia, la celebrazione dell’Assunta è stata un irrinunciabile momento di aggregazione popolare.
Nei tre giorni che precedevano il Ferragosto i giovani si cimentavano in guerresche "bataiole", tra i "barzamin" del Castello e quelli delle Ville, mentre la gioventù marinara si sfidava in spossanti regate, intanto che i notabili ed i borghesi preparavano la Processione delle Maestranze.
La sera della vigilia, un gran numero di persone giungeva da ogni parte del contado e dalle vicine Diocesi, per assistere al miracoloso sgorgare di un’acqua da una stella scolpita sulla parte sinistra del peristilio della Cattedrale.
Nel giorno della festa, dopo la messa, il Vescovo benediceva il mare ed il naviglio della flotta locale, poi, nel pomeriggio, chiudeva la celebrazione l’attesa Processione.
Dal 1974, le risorte Compagnie di Sestiere hanno voluto riproporre alla cittadinanza lo stesso irrinunciabile momento aggregativo dando vita all’Agosto Medievale.
Ogni anno, Sul finire del mese di luglio e durante il mese di agosto, la storia diventa protagonista e la Città Medievale si riappropria di atmosfere che sembrano non averla mai abbandonata.
Centinaia di figuranti trasformati in armigeri, soldati di ventura, dame, cavalieri, nobili e popolani vestendo i costumi dell’epoca e sfidandosi in gare di destrezza animano il magnifico centro storico, che offre una cornice unica per questo evento, con i suoi carruggi, le piazzette, i passaggi stretti tra le case, addossate le une alle altre, riportando il visitatore, come per magia, nell’atmosfera del medioevo, con le figurazioni in costume, basate su un tema diverso ogni anno, che si svolgono in notturna, la cena medievale, le taverne, musici e giocolieri, mangiafuoco e giullari, il mercatino medievale, senza tralasciare la cultura, con la visita alle chiese e i monumenti in notturna, i concerti di arpa e strumenti antichi.
Una regata di gozzi liguri, spettacolo bello a vedersi, comporta però per i protagonisti un “tour de force” fra i più massacranti che si possano immaginare.
E ben lo sanno i forzuti rematori dei Sestieri cittadini che, dopo mesi di faticosi allenamenti, partecipano alla gara in una domenica d’agosto, è La Regata, che premia il primo arrivato con il Carbaso.
Drappelli di sbandieratori, annunciati dal rullare dei tamburi e da squilli di chiarine, avanzano eleganti lanciando al cielo le loro bandiere dai vivaci colori.
I ragazzi, con passione e volontà, hanno riscoperto l’arte degli alfieri medievali con un suggestivo ricordo delle tradizioni prettamente marinare Ventimigliesi.
Nella piazza principale danno prova di eccezionale destrezza e straordinaria fantasia, eseguono serie di lanci, nel corso di un programma ricco di numerose figure d’insieme e di numeri singoli.

I SESTIERI

L'Agosto Medievale è l'espressione della volontà e della volontarietà di molti cittadini ventimigliesi, che riuniti in Associazioni chiamate "Rezerie" o "Compagnie di Sestiere", hanno creato i presupposti per l'insediamento dell' Ente Agosto Medievale, che gestisce le manifestazioni estive e collegate.
Le Rezerie di Sestiere, si sono create per analogia alle medievali "Compagnie" o Gilde di mestiere o di quartiere.
Prendendo spunto dalla divisione in Sestieri della nostra antica città, ne hanno assunto i nomi seicenteschi e li hanno adottati per l'abitato della città nuova, che nei secoli si è andata formando sulla riva destra del fiume Roia, sul terreno attorno al Convento Agostiniano, stimolata dalla presenza della Stazione Ferroviaria Internazionale e nella piana chiamata Asse, fino ad arrivare, quasi a soffocare l'antica Città romana, detta Città Nervina.
Nel Medioevo la città era divisa amministrativamente in quartieri; purtroppo, di questo periodo, difettano le documentazioni, perciò si possono azzardare ipotesi, partendo dalle indicazioni del Rossi.
Egli divideva la città nei quartieri di Castello, Campo, Lago e Borgo, smentendosi subito dopo, quando parlava della soppressione delle case del Lago, dette in seguito Borgo e citando l'hospitalis de Oliveto.
Nel Duecento, i quartieri erano dunque: Castello, Campo, Oliveto e Lago, poi Borgo.
In Castello, con la chiesa cattedrale, in tre navate a forma di basilica, col tempietto ottagonale dedicato a San Giovanni, cioè il battistero, e con la chiesa di Santa Chiara, con annesso monastero, erano il castello dei Conti, l'episcopio, la canonica e la "contracta Judicum", oltre ad una strada detta Curritorio.
Si poneva tra il Cavu ed il Funtanin tagliando per Santa Chiara, via Falerina, via Giudici fino agli scuri.
Nel XIII secolo, con l'avvento del libero comune marinaro, seguito dall'occupazione genovese, il castello prende il nome di Piazza.
Nell' Oliveto, invece, erano la platea Curlorum e la carreria San Michaelis, che mettevano capo ad una porta della città che aveva fuori le mura una chiesa di tal nome, con annesso "l'hospitalis de Oliveto", diretto dai monaci benedettini, che curavano il fuoco sacro.
La chiesa ed il convento di San Francesco, che in quel periodo si trovavano all'esterno delle mura, si possono situare oltre vico delle Torri, che segnava la cinta muraria duecentesca.
A partire dai macelli comprendeva la colletta fino a Murrudibò e San Michele con le abitazioni contenute nella recente Piazza Borea.
Nel Campo, poteva trovarsi "l'hospedale de Arena o de Cardona", su quella che oggi è piazzetta Morosini e la Rocchetta. cittadella fortificata. Da Piazza del canto agli scuri, con tutta la rocchetta, comprendendo il Campo di Marzio e parte degli orti del Ciossu.
Il Lago si chiamava così per la presenza del Porto canale, che si dispiegava sulla superficie attualmente occupata dai caseggiati a nord di piazza della Costituente, fino al deposito della Riviera Trasporti.
Nel XV secolo spariva il quartiere Lago assieme al porto canale che gli dava il nome e al suo posto prende forma un diverso agglomerato che viene chiamato Burgu.
Le case d'abitazione erano situate tra il Ciousu ed i Rivai, e al posto dell'attuale via Biancheri, fino a Porta Marina e le Mura di meridione.
Fuori delle mura, sulla strada di Provenza, era la chiesa di San Lazzaro, con il romitorio per i lebbrosi.
Un altro pio ricovero era all'estremo confine orientale del territorio del Comune, l'Ospedale S. Mariae de Rota, in cui gli infermi potevano godere del beneficio delle acque sulfuree che vi sgorgavano.
Ancora nel Seicento, la città è divisa in Quartieri, dei quali si conservano ancor oggi i confini.
I quartieri seicenteschi erano: Piazza, Oliveto, Campo e Borgo e si riconoscevano assai nelle divisioni tenute nei secoli precedenti.
Castello, conteneva la Cattedrale ed il Battistero, la chiesa di Santa Chiara, poi San Giovanni, la Loggia del Parlamento, il Magazzino dell'Abbondanza, l'Oratorio dei Neri, il convento e la chiesa di San Francesco, oltre al Castello contile ormai ridotto a rovina e tutta una serie di "alberghi" delle famiglie più potenti della città, lungo le Carrerie situate a ridosso delle mura di ponente.
Oliveto, dalla piazzetta del Canto giungeva fino a Porta Nizza, comprendendo la chiesa di San Michele, Porta Piemonte, l'ultimo tratto della Carreria di Mergaria, i Macelli, Murrudibò e le cinquecentesche Mura di tramontana, con l'interna Porta Paramuri, che si affacciava sul Ciousu. Campo, dalla Porta interna, che si apriva sulla piazzetta del Canto, si estendeva verso levante, comprendendo la Rocchetta, l'ospedale Santo Spirito (nell'attuale piazzetta Morosini), gli Scuri, gli Staggi e l'attuale via Falerina.
Il Borgo, sostituiva il decaduto quartiere del Lago, ed occupando i depositi accumulati sull'antico porto canale, dal Ciousu, giungeva ai Rivai, diviso dalla Porta interna del Borgo. Conteneva un buon numero di abitazioni borghesi, attorno alla salita agli Scuri, a vico Lavandaie, lungo le Mura di levante, dove si apriva la Porta del Ponte o di Sant' Agostino, fino a Porta Marina ed il Collegio.
II 20 giugno 1797, i patrioti rivoluzionari ribattezzarono i quartieri cittadini con nomi più consoni alle direttive democratiche della Convenzione.
Si appellò della "Rigenerazione" quello di Piazza, della "Temperanza" quello dell'Oliveto, "dell'Amore" quello del Borgo e si disse di "Marte" la piazza della colletta; mentre veniva piantato, davanti alla cattedrale, l'albero della Libertà.
Nell'Ottocento, in seguito al colto intervento di Girolamo Rossi, prima segretario comunale e poi eletto consigliere ed assessore, venivano aggiunti ai quartieri, che diventavano così Sestieri, due borgate esterne alle mura: il rione della Marina, fuori Portamarina, attorno alla chiesetta di San Nicolò, oggi San Giuseppe, con molta attività marinara.
Attorno alla Bastida Genovese del XIII secolo vi era un acquitrino alimentato dalle frequenti piene del Roia e detto "i Paschei".
Qui, grazie alla parziale opera di bonifica degli agostiniani, nasceva un complesso conventuale nel 1487, prima costruzione in muratura eretta tra la medievale rocca di Ventimiglia e l'antica Albintirnilium romana.
In quel convento, nel 1638, fu fondata da parte di padre Angelico Aprosio, la Biblioteca Aprosiana, la prima aperta al pubblico di tutta la Liguria, che già nel 1797 contava oltre 6000 volumi.
Con l'apertura della Linea Ferroviaria. nel 1872, la popolazione cd i servizi pubblici della città si spostarono decisamente sulla pianura alluvionale della riva sinistra del Roia. Questa zona sarà chiamata Sestiere di San Agostino, ma conosciuta popolarmente come Cuventu.
Nel 1977, il Comitato per l'Agosto Medievale disponeva, i nomi dei Sestieri, ormai presenti soltanto sulle targhe stradali della città alta, per distribuirli in modo coerente sul nuovo tessuto urbano. La pratica funziona, perchè i ventimigliesi assimilano le nuove demarcazioni e comincia ad identificarvi i ritrovati Sestieri.

CORTEO STORICO E FIGURAZIONI

Nei primissimi anni Settanta, si è potuta quindi riprendere la tradizionale e seguitissima "Processione delle Maestranze", che ha provate origini medievali ed è stata viva fino alla proclamazione del Regno d'Italia, nel 1861.
Dopo poco più di cento anni d'oblio, nacque così il Corteo Storico, inserito in una più ampia serie di manifestazioni, chiamata propriamente "Agosto Medievale".
Nelle prime edizioni sei gruppi di figuranti in costume sfilavano in opportuno Corteo lungo le vie del Centro Storico ed ogni Sestiere rappresentava un preciso quadro del fatto storico che si vuole rievocare.
Fatto storico accaduto a Ventimiglia nel Medio Evo, appunto.
Il notevole impegno dei Rettori e l'innata competenza dei Figuranti hanno contribuito a porre la manifestazione agostana ventimigliese tra le più quotate a livello nazionale, fin dai primi momenti; forse proprio per la capacità delle comparse locali di riuscire ad immergersi appropriatamente nelle vesti del personaggio che raffigurano.
Con la soluzione di "Corteo storico", i figuranti radunati al Funtanin, prendevano avvio da Porta Nizza, percorrendo in un'atmosfera surreale la via Garibaldi e, dopo una sosta rappresentativa in piazza della Cattedrale, il corteo proseguiva verso la città bassa e la marina, dove ci si apprestava a seguire la regata.
Nel 1991, favorite dal vivibile ambiente notturno del Centro Storico, in un giorno di metà settimana, al Corteo venivano aggiunte le "Figurazioni della Notte di Medioestate", sei sceneggiature storiche in costume, tenute negli angoli più suggestivi della città medievale.
Sempre nella Città Alta, in altra serata di fine settimana, dal 1981, si inseriva la sfilata notturna che prendeva il nome di "Notte delle Perseidi", ma si trasformerà presto in una semplice ripetizione delle figurazioni, mentre la replica del Corteo Storico in notturna, ma questa volta a percorrere le ampie strade del centro novecentesco, la Città bassa, nel mercoledì successivo al primario Corteo, prenderà il nome di "Notte del Guiderdone", giacchè in conclusione dello spettacolo si effettueranno le attese premiazioni dei concorsi.
Le ultime edizioni dell'Agosto Medievale si sono decisamente voltate alle figurazioni, che da semplici pantomime si sono via via trasformate in veri quadri scenico-teatrali, interpretati con inusitata competenza.
A giudicare le fatiche organizzative delle Rezerie e la bravura dei figuranti, per i primi cinque anni è stato chiamato il pubblico, scegliendo tra la gente il maggior numero possibile di villeggianti e turisti.
Dal 1980, le Rezerie proposero loro sei giurati di chiara competenza, ma dal 1987 conclusero di escludere il voto del giurato dal conteggio del Sestiere che lo nominava; ma nel 1991, dopo un anno di polemiche vivaci, nel quale i giurati vennero scelti dal Sindaco, si tornò alla scelta dei Rettori, inserendo una detrazione ponderata.
Nel 2000, si placavano le furberie dei Rettori, i quali accettavano finalmente di esser giudicati da tre esperti, inviati dalla Federazione Italiana Giochi Storci, della quale l'Ente Agosto Medievale è tra i soci fondatori.

LE REGATE NELLA TRADIZIONE

Secondo i ricordi trasmessi oralmente dagli anziani pescatori ventimigliesi, sembra esistesse una tradizione che permetteva di regolare le "calate" della rete tra i vari capibarca così da non intralciarsi.
Specialmente nella cattura dei "gianchetti", tipica pesca locale, non si poteva calare la rete fino a quando quella dell'equipaggio precedente non fosse stata tirata a terra.
Con questo sistema, chi calava per primo aveva buone possibilità di essere anche l'ultimo e gettava la rete una volta in più.
Per stabilire il turno si organizzavano delle piccole regate tra "padroni" di barche e si gareggiava secondo un regolamento non scritto che era accettato da tutti; così la barca che arrivava per prima sul limite immaginario del forte dell'Annunziata aveva il diritto a pescare per primo lato frontiera, chi, giungeva prima alla foce del Nervia avrebbe calato per primo sul lato di Levante.
Questo diritto valeva per un periodo stabilito normalmente di un mese.
Sembra che alcuni padroni, oltre ad essere proprietari di alcuni gozzi panciuti adatti alla pesca, fossero dotati anche di un altro più snello e con la ruota di prua meno accentuata, molto più adatto alla velocità, da usare esclusivamente per le regate.
Riguardo la tradizione di praticare regate a remi, nel corso dei festeggiamenti del mese d'agosto, nella nostra città, si hanno notizie documentali dal Duecento; infatti, gare di voga a remi hanno accolto i rivoluzionari francesi, di passaggio verso Genova.
Alcuni dagherrotipi sbiaditi confermano la vivacità e la partecipazione regatale della Ventimiglia di fine Ottocento, ribadita dalle fotografìe e dalle cartoline postali di inizio secolo; purtroppo sono andate smarrite le cronache.
Qualcosa di più ci viene tramandato dalle cronache di regate tenute a Bordighera, in occasione di Sant'Ampelio a maggio, come da quelle solstiziali di San Giovanni ad Oneglia quella di luglio per il patrono, a Porto Maurizio; dove gli armi ventimigliesi si sono sempre fatti onore, dando anche molti smacchi ai rematori locali.
Ma, nella Ventimiglia marinara, lo spirito della regata, quale gara di bravura tra marinai e pescatori, trova radici medievali, percepibili proprio nelle sparute ed imprecise cronache delle festività dedicate a San Nicolò, in primavera, ed a quella più importante dell'Assunta a Ferragosto.
Anche San Remo organizzava una regata il giorno dell'Assunta, cosicchè gli armi ventimigliesi vi hanno potuto partecipare soltanto da quando la loro si cominciò a svolgere nel giorno di San Secondo (26 agosto), patrono della città e della diocesi.
Con questa notizia possiamo così cercare la testimonianza secolare dell'attività regatale ventimigliese fin dalle ultime vestigia del Rinascimento italiano.
Un foglio della contabilità comunale, delle spese effettuate, riferita agli anni compresi tra il 1795 ed il 1796 contiene, tra altri elenchi, il rigo: "Per uno barile de vino at regatanti Lire 4 soldi 18".
Nilo Calvini racconta: «dal Medioevo, l'attività marinaresca di San Remo è stata molto efficace, specialmente dopo l'interramento del porto canale ventimigliese, alla foce del Roia, provocato dai conquistatori genovesi, nel 1222.
Fin d'allora, San Remo ha nominato regolarmente i Consoli del Mare, che sovrintendevano all'attività marinaresca.
La nomina dei Consoli avviene ogni anno, nel giorno dell'Assunta, da quando la cerimonia popolare della Benedizione del Mare, anticipava lo svolgimento delle tradizionali regate.
Dai primi del Novecento, fino al 1927, esisteva a Ventimiglia una "Società Nautica" che organizzava sia regate a vela che a remi.
Con l'avvento del Fascismo queste gare, favorite dal regime, si moltiplicano e si estendono un po' in tutta la Liguria. Ventimiglia, naturalmente, partecipava con le associazioni Dopolavoristiche allora molto in voga.
Famosa era, in questo periodo, la "Coppa Ciano" di cui abbiamo documentazione fotografica.
Questa tradizione riprese negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale; regalando con gozzi di varie lunghezze.
Nella regata di San Secondo del 1947, nella categoria da 22 a 24 palmi a sei remi, vinse il gozzo "S. Nicola" di Allegretti, seguito da "Rina" di Rosa Minelli e da "Sorriso" di Martini; nella categoria da 18 a 22 palmi a quattro remi, vinse "S. Giovanni" di F. Viale seguito da "Silvano" di Lanfranco. L'anno successivo vinse, nella categoria a sei remi "Rina" di Ottonello, seguita da "S. Giovanni" della famiglia Gino e da "S. Anna" di Sismondini; in quella a quattro remi si fece notare "Lilly" di Rocca.
Il famoso capobarca Nevin Sismondini era proprietario di un famoso gozzo da regata "Lascia dire" che, grazie alle sue caratteristiche costruttive, raccoglieva vittorie ovunque si recasse.
Altre famose barche da regata furono: "Gino" della famiglia Parodi, "Eliseo" di Amerio e "Uragano" di Renato Rocca, quest'ultima utilizzata più volte dai partigiani sulla costa di Mentone. Per essere più veloci e scivolare meglio sull'acqua, i nostri pescatori usavano qualche espediente dettato dal mestiere come togliere le "scue" o "sciolinare" la chiglia spalmandola con il liquido d'una foglia tagliata di fico d'india.
Curioso notare, infine, che i pescatori ventimigliesi erano noti per il sistema di voga detto "voga lunga" contrariamente ai loro cugini della Mortola che praticavano la "voga corta".
* In assenza degli Statuti medievali ventimigliesi, dispersi nel 1526, ci si deve rifare agli Statuti delle cittadine vicine, da ritenersi abbastanza simili nelle stesure.

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